Author:
Domus
Published:
April 14, 2016
Categories:
Design Education

Anche quest’anno, Domus ha invitato quattro Università a collaborare in occasione della Design Week. Ringraziamo anticipatamente i venticinque studenti o neolaureati che, nei prossimi giorni, animeranno il blog loves.domusweb.it.
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Un’elegante coppia degli anni ’50 nella fiera di oggi avrebbe sicuramente considerato disdicevole un’esposizione internazionale del mobile senza la celebrazione del processo industriale in serie e una coppia del nostro secolo, invece, pensa la stessa cosa nell’associare al poliuretano espanso elastico, volgarmente detta gommapiuma, l’etichetta di innovativo materiale bellico. Ma queste due immagini non servono per porre l’accento sulle contrastanti interpretazioni di come oggi stia cambiando, rispetto ad ieri, il modo di guardare alla produzione di un oggetto, bensì ne ricaviamo la capacità di rilevare un atteggiamento che ci aiuti ad approfondire la nostra odierna e personale nozione di processo creativo. A Rho Fiera ci sono due immagini da osservare per indagare su questa analisi, una di queste pone l’accento proprio sulla scena, l’occhio non cattura solo il design ma soprattutto lo stile di vita che ne viene associato. Oggi tutti vorrebbero una cucina open space o librerie di quattro metri all’interno di case che invece sembrano andare in una direzione opposta. Nei padiglioni, oltre a questo, bisognerebbe parlare delle persone, di come queste cambino i loro atteggiamenti e di come, sempre di più, ci sia la volontà di rappresentare un tipo di visione anziché un oggetto e la sua storia. La seconda immagine, invece, arriva più tardi ma è decisamente l’unica che mi sarebbe piaciuta vedere sin dall’inizio. Passeggiando con il Direttore di domus, Nicola Di Battista, tra i padiglioni, riusciamo a scorgere delle storie dietro queste scene che parlano di vite vere. Famiglie che sentono questa manifestazione internazionale come casa loro, che fanno del connubio tra designer-imprenditore la loro essenza e che rivendicano il diritto a intrecciare delle relazioni e degli scambi veri. Scoprire la storia che c’è dietro alle cose, sapere che il capo di una grande azienda preferisce ancora disegnare a mano e che non sappia usare uno scanner o vederne uno di loro che si commuove con i suoi fratelli quando ci racconta delle collaborazioni che diventano amicizie perché si è passato troppo tempo insieme sulla stessa cosa, facendo divenire un semplice radiatore il simbolo per cui io oggi sono qui in visita al Salone Internazionale del Mobile di Milano. Non sempre a queste persone è riconosciuto un ruolo attivo nella creazione di nuovi oggetti, questi spesso sono attribuiti ai designer o al marchio di produzione, quasi mai a chi ne ha reso possibile la realizzazione. Tra cinquant’anni probabilmente ci troveremo di nuovo a passeggiare tra le scene della fiera, forse avranno un uomo dentro.