Author:
Domus
Published:
November 1, 2015
Categories:
Architecture Education News Visual arts

Dimension Variables è il giusto titolo per la mostra presso il Pavillon de l’Arsenal di Parigi. Cinquantasei artisti si interrogano su altrettanti modi di intendere l’architettura, i suoi limiti, le sue incognite e le sue scommesse. Attraverso i loro lavori, la mostra analizza il rapporto di reciprocità tra architettura e arte e come, le due discipline, si condizionino vicendevolmente. Per questo, dimensione e variabile, due termini così diversi, dialogano nei 1000 m2 di mostra in boulevard Morland n.21, inaugurata lo scorso 16 ottobre e aperta fino al 17 gennaio 2016. Questa esposizione guarda al futuro: gli artisti coinvolti, francesi e non, noti ed emergenti, si pronunciano in maniera diversa sul ruolo che assumerà il paesaggio costruito nel contesto sociale e urbano. Nella mostra si confrontano diverse visioni che mirano a trasformare ed arricchire la città del domani, come la maharam distorta e vertiginosa di City of Words di Vito Acconci che ci racconta della sua città labirintica come porta di uscita su vicoli ciechi infiniti in cui solo le parole sembrano trovare spazio o Slat, l’opera di Richard Serra del 1984, che rimette in discussione il rapporto della sua architettura con il contesto, analizzando prima l’immagine, poi l’uomo ed infine l’ambiente circostante.
La Gue(ho)st house di Berdaguer & Péjus è progetto che dà importanza al dialogo tra spazio pubblico e privato, in cui una membrana si modella per definire gli spazi, ricordandoci che i luoghi in cui viviamo, siano essi collettivi o riservati, possono modificarsi in base agli usi e al tempo. Martine Feipel & Jean Bechameil con l’opera In dust Suspended aprono un varco nel modernismo; secondo i due artisti lussemburghesi le architetture legate a questo ricco periodo storico, mostrano oggi i loro limiti e fragilità, lasciando la contemporaneità nel dubbio di come procedere e sul da farsi per reagire al progressivo invecchiamento e disfacimento del “moderno”. L’opera di Mel Bochner, Measurements: Plant ci pone d’innanzi ad un’operazione apparentemente banale, ovvero quella di misurare: questa capacità, che ci risulta così naturale, è in realtà considerabile come un’operazione “invisibile”, mentale, in quanto presuppone la consuetudine a una convenzione. Gordon Matta Clark racconta la domesticità quotidiana con Splitting, tranciando in due una vecchia abitazione di Englewood e dissacrandone l’unità familiare. Il susseguirsi di queste opere – e di molte altre – così forti, permette al pubblico di percepire e leggere la mostra a diversi livelli, da quello tipologico a quello formale, da quello tematico a quello storico. La compenetrazione reciproca tra arte e architettura evidenzia un aspetto tipico dei nostri tempi: la progressiva diversificazione e complessità del comunicare.
Ne emerge che l’architettura assorbe l’arte che diventa elemento di completamento necessario e capace di trasferire percezioni, suggestioni, esaltazioni e paradossi comprovando la necessità di un dialogo costante tra le due discipline. Singole interazioni. Sogni collettivi.
Un altro titolo possibile per questa mostra potrebbe essere: Sogni collettivi. Torniamo a comunicare.