Author:
Domus
Published:
May 29, 2016
Categories:
News Visual arts

Vasco Bendini, uno fra i maggiori nostri artisti della seconda metà del secolo ventesimo, è ricordato da una mostra – allestita negli spazi espositivi del piano terra nella sede storica della Accademia Nazionale di San Luca, che la mostra ha promosso e ordinato in collaborazione con l’Archivio Bendini di Roma – che ne ripercorre, a un anno dalla scomparsa, il lavoro ultimo, attraverso circa 40 opere di grande dimensione. Un lavoro che da un canto testimonia della fedeltà di Bendini al tema del segno e a quello della luce, tramite i quali egli ha fondato la sua pittura già all’inizio degli anni Cinquanta – quando tutta la critica più attenta al nuovo, da Arcangeli a Calvesi, da Emiliani a Barilli, da Tassi ad Argan, ne percepiva la “candida, solitaria primogenitura” in una vicenda che andava muovendosi oltre l’informale padano, verso l’astratto. D’altro canto, pur fedele sempre alle proprie fondamentali vocazioni, Bendini ha reso nell’ultimo suo tempo più coinvolta la sua ricerca, scoprendo una luce che s’è fatta sempre più attimale, concitata, drammatica. Del suo ultimo lavoro, mai esposto prima con questa larghezza, la mostra dà conto, dopo che un positivo riscontro di pubblico e di critica esso ha registrato a New York, presso la RH Contemporary Art Gallery, in una sua recentissima uscita. La mostra rimarrà aperta fino a sabato 1 ottobre 2016. Orario: dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 19. Ingresso libero.

Autobiorafia:
“Il 1922 è il mio anno di nascita. Avevo diciassette anni quando è iniziata la seconda guerra mondiale e ne avevo ventitré quando, il 6 agosto, un bombardiere americano sganciava la prima bomba atomica su Hiroshima. Dal ’49 al ’55 abbiamo subito gli effetti negativi della “guerra fredda”: la pace era affidata a bombe nucleari trasportate da aerei speciali o assegnata a missili intercontinentali installati su sottomarini a propulsione nucleare. Sui giornali si leggeva che sarebbero stati sufficienti dieci minuti di attesa per il lancio della nuova bomba H e nel ’66 i tempi per la distruzione dell’umanità si ridussero a quei due minuti che divennero il titolo di una mia opera, realizzata il 24 marzo 1966. Nel 1956 carri armati russi invasero l’Ungheria e nel ’68 la Cecoslovacchia. In particolare, nel 1968, mi colpì l’uscita, a Praga, del Manifesto delle Duemila Parole, voluto da numerosi intellettuali ansiosi di realizzare un vero processo di liberalizzazione a cui idealmente aderii con l’esecuzione di una mia opera intitolata appunto Duemila parole. Avevo cinquantun anni quando scoppiò il caso Allende, che fu ammazzato mentre difendeva con le armi in pugno la libertà del popolo cileno, sacrificata agli interessi degli USA, e nacque nel 1973 Un giaciglio per Allende. E poi c’è stata la lunga e tragica guerra del Vietnam, seguita nel 1979 dall’aggressione sovietica all’Afghanistan, per non parlare del conflitto arabo-israeliano, dell’11 settembre 2001 e della guerra in Iraq. Non dimentico neanche l’ultima, drammatica e disumana risoluzione di erigere sul nostro pianeta oltre quindicimila chilometri di barriere di separazione tra i popoli. Questi i fatti. Impossibile non smarrirsi. In questi frangenti nascono i miei neri: canti della notte, matrice di speranza. E sorgono i miei bianchi, naturali immagini di attesa.” (Vasco Bendini)

VASCO BENDINI
opere 2000-2013
lunedì 30 maggio 2016 ore 18.00
Mostra a cura di Fabrizio D’Amico. Comitato scientifico: Marcella Bendini, Fabrizio D’Amico, Carlo Lorenzetti, Francesco Moschini, Rosalba Zuccaro. Catalogo: edizioni Lubrina, Bergamo.

Per maggiori informazioni sulla mostra >>> accademiasanluca.eu