Author:
Domus
Published:
April 13, 2016
Categories:
Architecture Design Education

Anche quest’anno, Domus ha invitato quattro Università a collaborare in occasione della Design week. Ringraziamo anticipatamente i venticinque giovani studenti o neolaureati che, nei prossimi giorni, animeranno il blog loves.domusweb.it.

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Francesco Mussini: Data la tua giovane età, la domanda sorge spontanea: cosa si prova a dirigere uno studio di architettura a meno di 30 anni?
Stefano Belingardi Clusoni: È molto stimolante. Al tempo stesso, però, rappresenta anche una grande responsabilità: fin da giovane devi ragionare come solitamente fanno architetti che hanno il doppio dei tuoi anni! La cosa più impegnativa, ma che mi appaga maggiormente, è il rapporto con le persone che lavorano con me. I miei collaboratori sono come familiari e il mio studio è come una grande famiglia. Penso che la forza di uno studio risieda proprio nei collaboratori che si hanno e nel rapporto con ognuno di loro.
FM: Qual è il concetto base della tua architettura?
SBC: La struttura è senz’altro una parte predominante nella mia architettura. Sono contrario alla ricerca formale in quanto credo che, in architettura, sia la struttura a definire e scaturire la forma. I miei disegni sono sempre incentrati sulla ricerca spaziale, continua e generatrice di spazi di vita per l’uomo. Mi piace pensare l’architettura come atmosfera, esito di una ricerca approfondita sulla materia, essendo l’architettura materia stessa.
FM: Qual è il progetto, tra quelli realizzati finora, a cui sei più affezionato?
SBC: Ad oggi è quello per Telecom Italia. Sarà il nuovo headquarter dell’azienda, con sede a Milano, nel quale tutti i dipendenti si sposteranno a lavorare. È un immobile di 55000 mq, per il quale abbiamo riprogettato tutte le facciate esterne ed interne con soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Data la grande dimensione, il progetto rappresenta un edificio che è anche una parte di città, con corti interne verdi e con grandi rampe che colmano le diverse quote della città. L’approccio progettuale è consistito nell’unione tra composizione architettonica e sostenibilità: lo studio dei materiali è stato alla base del lavoro. Questo incarico mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con studi di grande dimensione, italiani e stranieri, che rappresentano degli esempi di realtà lavorativa a cui ispirarsi per un giovane architetto come me.
FM: Qual è il tuo rapporto con il mercato estero e che differenze trovi con quello italiano?
SBC: Ho molte commesse all’estero, sia in Europa che fuori da essa, in particolare in America del Sud.
Il primo incarico che ho avuto all’estero risale al periodo immediatamente successivo alla fine dell’Università: ho realizzato un progetto a Berlino, grazie ad un committente illuminato che ha creduto in me fin dall’inizio, il quale mi ha assegnato la ristrutturazione di un immobile terra-cielo. Questo lavoro, fatto di tante ore di cantiere, mi ha permesso di tornare in Italia con un bagaglio di esperienze molto più ricco. La differenza sostanziale che ho riscontrato è nella credibilità che viene data ai giovani: in Germania non è importante quanti anni tu abbia ma come svolgi il lavoro. In Italia c’è un pregiudizio nei confronti dei giovani professionisti che non vengono ritenuti abbastanza competenti per svolgere determinati tipi di incarichi. Inoltre la scarsa flessibilità della normativa Italiana condiziona fortemente noi progettisti mentre in alcuni paesi, come quelli sudamericani, abbiamo molta più libertà di trasformare in realtà le nostre idee.
FM: Per concludere, prova ad immaginarti nel futuro prossimo. Come ti vedi tra dieci anni?
SBC: Mi vedo con uno studio a Berlino, città che amo molto. Non sono, però, quello che abbandona l’Italia: sono milanese e sarò un architetto milanese. La mia base principale sarà sicuramente Milano.

Stefano Belingardi Clusoni è nato a Milano nel 1987, si diploma all’Accademia di Architettura di Mario Botta a Mendrisio ottenendo il premio SIA (Architettura & Cultura) come miglior progetto di master dell’anno. Durante gli studi, nel 2007 ha lavorato in Spagna a Barcellona presso lo studio EMBT,Enric Miralles – Benedetta Tagliabue, e nel 2008 a Milano presso lo studio CZA, Cino Zucchi Architetti. Vince una borsa di studio Erasmus nel 2009 presso la Charles Rennie Mackintosh School of Art di Glasgow.
Nel 2010 ha lavorato nello studio di Daniel Libeskind e nel 2011 sempre per lo Studio EMBT in Cina a Shanghai. Nel 2013 fonda lo studio BE.ST (Belingardi Stefano Architect S.r.l) che oggi segue progetti di scala internazionale.