Author:
Domus
Published:
April 16, 2016
Categories:
Architecture Design Education

Anche quest’anno, Domus ha invitato quattro Università a collaborare in occasione della Design Week. Ringraziamo anticipatamente i venticinque studenti o neolaureati che, nei prossimi giorni, animeranno il blog loves.domusweb.it.
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Incontriamo i SET Architects al flagship store Florim di Milano in occasione della presentazione del loro progetto vincitore per l’installazione nello showroom.

Marco Malacarne e Milo Mussini: Ci piacerebbe avere una vostra opinione sul progetto Arch and Art, che ha, a nostro avviso, il compito di riequilibrare le distanze tra architettura ed arte. Secondo voi, qual è la giusta distanza tra le parti, se ne esiste una?
SET Architects: Arte e Architettura sono discipline che hanno uno stretto legame tra loro, legandosi e fondendosi fino a completarsi e influenzarsi a vicenda. Oggi, per noi, Arch and Art è il tentativo di riallacciare e condividere questo pensiero tentando di far coesistere in fase progettuale Artista ed Architetto. Questo “esperimento” è senza dubbio interessante e speriamo possa proseguire in futuro.
MM+MM: Parliamo invece, adesso, del progetto vincitore del concorso per il Memoriale della Shoah di Bologna. Il vostro intervento affonda le radici in un tema profondo e molto complesso. Quali difficoltà avete riscontrato affrontando questi temi? Quali sono stati gli strumenti culturali che hanno reso possibile la realizzazione di questo progetto?
SET Architects: Il fattore culturale è fondamentale per creare. L’architetto deve rispondere alle esigenze della cultura contemporanea, lavorando per la sua società, vivendo e conoscendo il suo tempo. Ogni nostro progetto è preceduto da una fase di ricerca che varia dalla letteratura alla musica, dalla pittura alla scultura. A Bologna, la rilettura di Primo Levi ci influenzò non poco. È importante essere consapevoli di ciò che è stato per tramutare lo spazio nell’espressione di un’idea ben radicata nella storia. L’architettura, secondo noi, si fa di elementi essenziali precisi e ben definiti che rendono chiaro il progetto alle persone.
MM+MM: Noi crediamo, infatti, che le persone amino identificarsi in un’architettura. Il vostro memoriale ricostruisce nella mente di chi lo guarda gli scenari drammatici dell’Olocausto restituendo, matericamente, un ricordo che si articola nello spazio. Quanto è stato difficile, per dei giovani architetti come voi, approcciarsi a questo tema così apparentemente lontano?
SET Architects: Purtroppo, non è così lontano nei ricordi ed è qualcosa che, in maniera diversa, si manifesta e continua a manifestarsi ancora oggi. Il nostro è un operare in astrazione riducendo all’essenziale le parti del concetto che si vuole comunicare. A Bologna abbiamo scartato tutto ciò che eccedeva e che avrebbe portato ad argomenti fuorvianti. Abbiamo cercato di evitare tutto ciò che potesse essere didascalico, lasciando al visitatore una sua libera interpretazione. Viviamo in una società carica di immagini, simboli e significati. Noi cerchiamo di fare un passo indietro, tentando di tornare all’essenza, liberandoci di ciò che è superfluo e tornando alle cose semplici, che nulla però hanno a che vedere con la banalità o la monotonia.