Author:
Domus
Published:
April 16, 2016
Categories:
Architecture Design Education Visual arts


Arch and Art
Cinque architetti e cinque artisti, a due a due, sono stati chiamati a progettare altrettanti padiglioni architettonici, immaginati ognuno per accogliere un unico lavoro artistico. In questa maniera, dieci maestri dell’architettura e dell’arte contemporanea hanno ideato insieme uno spazio di libertà, in cui le due discipline si incontrano e si confrontano di nuovo apertamente e con rispetto, senza invasioni di campo, affermando la propria ragion d’essere: spazi e opere pensate per la nostra vita e per i nostri bisogni. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, coordinati dal docente Giacomo Brenna, di reinterpretare i padiglioni attraverso la realizzazione di modelli architettonici con l’intento di ottenere una trasfigurazione formale delle opere dei maestri. Il risultato del loro lavoro rimarrà in esposizione presso la Triennale di Milano fino al 12 settembre.
Il modello del padiglione curato da Hans Kollhoff e Mimmo Paladino, è stato realizzato da Tommaso Fantini, Alberto Rossi ed Emilio Trevisiol (vg13.ch). Riportiamo di seguito un breve testo descrittivo sul lavoro svolto, scritto per mano degli studenti stessi, accompagnato da immagini sul processo di lavorazione e da un video in time-lapse.
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In base all’occhio dell’osservatore, il padiglione può essere inteso come uno spazio che racchiude un’opera d’arte, come una critica alla temporalità dell’architettura oppure come una colta revisione dell’architettura contemporanea. Se dal secondo tema possiamo recuperare la materialità della nostra proposta, pesante e immanente, dal terzo — relativo a storia e cultura — si genera la vera critica verso la contemporaneità. La trasposizione formale che proponiamo mira a evidenziare il processo ideale da cui nasce l’architettura, la cui forma costruita non è altro che la punta visibile di un corpus teorico. L’architettura del padiglione, dunque, è riproposta a scala molto ridotta affinché risalti all’occhio dell’osservatore non tanto il suo linguaggio, quanto piuttosto le premesse che l’hanno generata, le sue fondamenta, qui idealizzate nel basamento in calcestruzzo. L’armatura di quest’ultimo non è realizzata in metallo: all’interno della cassaforma sono collocati dei libri, scelti da Hans Kollhoff, Mimmo Paladino, Nicola Di Battista e noi.
Questi elementi simbolici della storia dell’uomo, a modello terminato, rimarranno definitivamente legati al materiale che costruisce la forma. Sulla superficie del basamento è incisa una parola – FONDAMENTA – che esprime l’obiettivo della nostra reinterpretazione: il modello, che precede la visita al padiglione, vuole essere una sorta di monito per il visitatore. Per produrre un’architettura critica — volutamente anacronistica — bisogna avere coscienza dei propri mezzi e della cultura passata.

Il lavoro dei tre studenti che hanno realizzato il modello del padiglione progettato da Eduardo Souto De Moura e Jannis Kounellis >>> Mendrisio per Arch and Art #1