Author:
Domus
Published:
April 14, 2016
Categories:
Architecture Design Education Visual arts


Arch and Art
Cinque architetti e cinque artisti, a due a due, sono stati chiamati a progettare altrettanti padiglioni architettonici, immaginati ognuno per accogliere un unico lavoro artistico. In questa maniera, dieci maestri dell’architettura e dell’arte contemporanea hanno ideato insieme uno spazio di libertà, in cui le due discipline si incontrano e si confrontano di nuovo apertamente e con rispetto, senza invasioni di campo, affermando la propria ragion d’essere: spazi e opere pensate per la nostra vita e per i nostri bisogni. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, coordinati dal docente Giacomo Brenna, di reinterpretare i padiglioni attraverso la realizzazione di modelli architettonici con l’intento di ottenere una trasfigurazione formale delle opere dei maestri. Il risultato del loro lavoro rimarrà in esposizione presso la Triennale di Milano fino al 12 settembre.
Il modello del padiglione curato da Eduardo Souto De Moura e Jannis Kounellis, è stato realizzato da Anna Arpa, Mateusz Zaluska e Alessandro Zanella. Riportiamo di seguito un breve testo descrittivo sul lavoro svolto, scritto per mano degli studenti stessi, accompagnato da immagini sul processo di lavorazione e da un video in time-lapse.
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L’interpretazione del padiglione di Eduardo Souto de Moura e Jannis Kounellis è basata sull’osservazione delle regole e dei fenomeni costitutivi dell’insieme.
L’oggetto architettonico non rappresenta un semplice contenitore; collabora, invece, con l’opera d’arte, al fine di creare un’installazione ricca di significato. Lo spazio è strutturato in maniera rigida: la pianta è costituita da un quadrato e il disegno delle facciate è caratterizzato da una tripartizione classica. Internamente, una scala a pioli appoggiata contro la parete rappresenta l’unico elemento percepito una volta entrati nel padiglione.
Un’apertura obliqua taglia uno degli angoli superiori del volume, andando a configurare un lucernario. La fonte di luce fa sì che la scala a pioli diventi sempre più illuminata, via via che si allontana dal suolo: in qualche modo, risulta smaterializzata, diluita nell’aria. L’ascesa verso una fonte di luce diviene, così, il tema fondamentale del progetto. La trasposizione formale da noi svolta assume concretezza in una stele tripartita in calcestruzzo, che reca un bassorilievo. Ciascun monolite è suddiviso in nove rettangoli, le cui proporzioni seguono la regola applicata da Souto de Moura alle facciate del padiglione.
Spostando lo sguardo dalla base della stele alla sua cima, notiamo come questi rettangoli divengono sempre più effimeri, rimandando in maniera sottile al fenomeno di luce che invade lo spazio e fa sparire le masse, i volumi.