Author:
Domus
Published:
April 16, 2016
Categories:
Architecture Design Education

La primavera, a Milano, profuma di vestiario vintage, di glicine, di accessori démodé e dei primi fiori di gelsomino. Sono tanti i visitatori che si aggirano, chi più distratto e chi meno, tra le location della design week in queste tiepide e luminose giornate. La maggior parte di loro, sono muniti di vistosi occhiali da sole e di macchine fotografiche tutt’altro che compatte, con grandi obbiettivi, che sembrano essere tornate prepotentemente di moda a discapito dei più discreti telefonini multi-funzione.
La città più europea d’Italia, non si smentisce in quanto a efficienza in questo periodo, eccezion fatta per i mezzi pubblici che, stracolmi di persone, faticano a svolgere la loro funzione in modo ottimale. Al di là dei disagi dovuti agli spostamenti, quello che mi appare più evidente venendo da fuori, è che a Milano l’importante è sempre apparire. Qui, più che altrove, si percepisce un marcato senso estetico che resta italiano in tutto e per tutto. Il senso del bello, la ricerca dell’eleganza e del gusto, si respirano per le strade.
Chi si aggira tra le esposizioni del Salone e del Fuorisalone ha un atteggiamento disinvolto, tendente allo snob: fa “cool” alternare un appunto sul taccuino nero e fotografare un dettaglio dando l’impressione che esso susciti una particolare attenzione.
Milano è in continua evoluzione; tutto è sempre oggetto di ammirazione: il ricordo dell’Albero della vita dell’Expo 2015, il Bosco Verticale, l’acqua increspata della fontana in Piazza Gae Aulenti, che sdrammatizza le severe linee architettoniche degli edifici che la definiscono spazialmente. Tutto è molto affascinante e contribuisce a creare un’atmosfera sempre nuova, sempre importante, sempre degna di ospitare uno scenario ricco di eventi importanti, frequentati e ammirati da tutto il mondo.
Una città in continua evoluzione, proiettata verso il futuro e che, tuttavia, non manca di riproporre anche manifestazioni di successo passate, che risultano nuove alla mia generazione. È per me una felice sorpresa “ritrovare”, dopo circa un ventennio di assenza, la Triennale di Milano in qualità di Esposizione Universale.