Author:
Domus
Published:
March 22, 2016
Categories:
City Nature Visual arts

Nel parco archeologico delle Mura Dionigiane di Siracusa la scultura di Ignazio Mortellaro per Parc01 – Binario Contemporaneo

Il luogo, rivolto ad oriente, frontiera tra terra e mare.
E’ sul bordo della terra che ci poniamo le domande più importanti, quelle essenziali. Su un’isola questa è una condizione che si verifica spesso. In Sicilia tutto è vertigine, continuo spalancarsi di voragini, dirupi, vasti orizzonti.

L’opera è una riflessione sul tema del limite inteso come estremità di un intervallo aperto, luogo della ricerca, della verifica, della misura: tutte operazioni fallimentari se finalizzate ad una sintesi matematica, ma allo stesso tempo esercizio quotidiano necessario per l’uomo. Intendo questo luogo limite, sia in senso tautologico che contraddittorio, ecco perché ho progettato un muro, bifronte come Giano dio della porta, con le superfici riflettenti come gli specchi di Archimede e paraboliche come i pannelli solari del vicino centro sperimentale dell’ENEA.

Non c’è conflitto né distanza tra uomo e natura, esiste invece una relazione di compenetrazione e complementarità, un legame che rende il paesaggio luogo mentale/digitale e concreto/analogico, con la stessa dialettica del pensiero e come quest’ultimo manipolabile e manipolatore. Il muro è come un buco in questo paesaggio, un frammento ritagliato, una discontinuità. Un collage digitale in cui convivono due luoghi apparentemente disgiunti, due viste sovrapposte. Arrivando dal mare vediamo la città con le sue rocce a strapiombo sull’acqua con un riquadro occupato dalla stessa immagine del mare e del suo orizzonte, mentre da terra vediamo il medesimo orizzonte sconfinato confrontarsi con l’immagine di un frammento urbano. Entrambe queste immagini a causa della sezione geometrica parabolica risultano ribaltate nella direzione verticale, l’alto diventa il basso e il basso diventa l’alto, il paesaggio si capovolge, il cielo è sormontato dal mare e la città sovrasta il cielo. Un richiamo alla città di Despina di Italo Calvino, che si presenta differente a chi viene da terra e a chi dal mare e che svela come “ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone; e così il cammelliere e il marinaio vedono Despina, città di confine tra due deserti”. Deserto come un sinonimo di vastità, di infinito, così la terra e il mare sono due immensità che si oppongono, compenetrandosi. Ho scelto il rovesciamento del punto di vista perché è il primo strumento della ricerca, della scienza e del pensiero moderno.

La ricostruzione di un futuro passa da un confronto con la scienza e la tecnica, in cui ad un tecnicismo arido figlio di una concezione meccanicistica, cartesiana, del mondo si contrappone una nuova visione che emerge dalla biologia e dalla fisica moderna caratterizzata da parole come organica, olistica ed ecologica. Il paesaggio è proiezione del nostro pensiero e viceversa.

Il progetto del parco di sculture d’arte contemporanea è stato curato e coordinato da Marco Pierini e  ha visto la partecipazione di artisti come Vittorio Corsini, Adalberto Mecarelli, Davide Bramante, Francesco Carone, Federico GoriHelena Hladilovà e Namsal Siedlecki, Moira Ricci e Michele Spanghero. Si inserisce in un progetto di riqualificazione della fascia costiera a nord di Siracusa e amplifica gli effetti della già frequentatissima pista ciclabile realizzata lungo il tracciato di una vecchia ferrovia.