Burri: la “rivoluzione” del Grande Cretto


by Salvatore Oddo, studente di architettura presso la Facoltà di Architettura di Palermo

In Sicilia, e ancor di più nelle province di Trapani e Agrigento, “il 68’” ha poco a che fare con la rivoluzione culturale che investì il mondo. “Il 68’”, per noi siciliani, fu il terremoto del Belìce. Molti piccoli centri urbani vennero rasi al suolo e la ricostruzione fu lenta e drammatica, con circa 70.000 sfollati costretti a vivere in baracca per 10 anni. Oggi, nel Belìcino, la natura sta cancellando inesorabilmente le tracce di quel maledetto 68’. Ovunque, tranne che a Gibellina. A Gibellina, infatti, l’uomo ha sfidato la natura, e lo ha fatto con la sua arma migliore, l’arte. Una delle più grandi opere di Land Art al mondo, a firma di Alberto Burri, iniziata nel 1984 e terminata pochi mesi fa, si appresta a consegnare alle generazioni che verranno il ricordo di quell’evento drammatico. “Progetto Burri” lo chiamano con un po’ di stizza gli anziani di Gibellina, che troppo dolore e sacrifici hanno lasciato sotto quel cemento per non esserne feriti; “il Grande Cretto” invece viene chiamato dai loro figli, che hanno colto il messaggio e la risposta che l’arte ha saputo dare in un luogo che oggi, nel ricordo, sta assumendo sempre più una nuova identità.

Il Cretto a Gibellina
Prima fase: 1984-1989
Seconda fase: in occasione del centenario della nascita di Burri (Città di Castello, 12 marzo 1915), la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera. Sono così stati coperti ulteriori 2.000 metri quadri, portando l’opera da 6.000 a 8.000 metri quadri, così come originariamente previsto da Burri.

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Foto: Salvatore Oddo