Author:
Domus
Published:
May 23, 2016
Categories:
Architecture Travel

L’ultima tappa del viaggio di wAmA (Where Álvaro meets Aldo) è a Berlino e, più precisamente, a Kreuzberg.
Dopo essere stato il più centrale tra i distretti appartenenti al settore di occupazione statunitense, Kreuzberg si trasformò – dopo l’erezione del Muro nel 1961 che lo cinse su tre lati – in un quartiere marginale ed emarginato, caratterizzato da forti tensioni sociali.

Dopo aver partecipato, senza fortuna, a due concorsi per la riqualificazione dell’area, Álvaro Siza ne tentò tenacemente un terzo, nella convinzione che fosse importante trovare una risposta spaziale e architettonica adeguata a un’area tanto delicata quanto centrale della città. Dopo tanti studi e analisi, nel 1980, vinse. Il suo progetto fu apprezzato perché proponeva una reinterpretazione critica e al contempo sensibile dei frammenti, dei vuoti urbani e dei “segni” lasciati dalla seconda guerra mondiale.
Il suo intervento, che si trova nei pressi della Schlesisches Tor, ha ricucito il vuoto angolare tra la Schlesische Straße e Falchensteinstraße, recuperando la continuità della cortina stradale. L’edificio fu concepito come un complesso residenziale articolato su sette piani. Nel basamento, che rimane arretrato rispetto alla facciata, vennero predisposti gli spazi per le attività commerciali che, a differenza di quelli preesistenti, risultarono ordinati e allineati in conformità con il sinuoso movimento in pianta dell’intervento. Nei piani superiori, vennero realizzati 46 alloggi a carattere sociale di varie dimensioni, strutturati in modo da rispettare le esigenze della vita domestica delle comunità locali, in special modo di quella turca, quella predominante nell’area. All’edificio conosciuto come “Bonjour Tristesse” vennero inoltre integrati un centro ricreativo per anziani e una scuola materna.

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Arriviamo a Berlino alle 18:30 del 13 marzo.
Non facciamo in tempo a mettere giù le valigie nelle nostre stanze d’albergo che è già ora di uscire; abbiamo appuntamento con alcuni amici che ci accompagneranno, nel giro di poche ore, a visitare l’edificio “Bonjour Tristesse”. Incontriamo quindi l’architetto portoghese Paula Santos, i giovani architetti Cristina Iore, Tomás García de la Huerta Eluchans e Xaviera Gleixner Langdon, il fratello del cameraman Rodrigo Lobo che vive e lavora a Berlino, l’architetto Raul Betti che si occuperà di fare le fotografie al backstage di wAmA e, infine, Brigitte Fleck, amica e collaboratrice di Siza ai tempi del progetto.

La mattina successiva ci alziamo presto e, dopo una veloce colazione, ci avviamo verso la metro.
Álvaro Siza trascorre tutto il tragitto con Brigitte; i due parlano, ridono e scherzano senza sosta, molto probabilmente ricordando i tempi passati insieme durante la fase di progettazione.
Una volta arrivati, visitiamo l’asilo edificato a fianco del “Bonjour Tristesse”. Álvaro Siza cammina lentamente e osserva la struttura a lungo, senza parlare. Chissà cosa prova nel ritornare, dopo così tanti anni, in uno dei suoi progetti più importanti nonché il primo ad avere realizzato fuori dal Portogallo. Chissà quanti ricordi gli tornano alla mente; ricordi di disegni, di cantiere, di rapporti con collaboratori e persone che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera. Non posso sapere a cosa stia pensando, ma è visibilmente emozionato. La sua camminata lenta e il modo in cui osserva lasciano trasparire l’intensità delle sue emozioni.

Il secondo edificio che visitiamo è il centro ricreativo per anziani posto dietro al “Bonjour Tristesse”, oggi interamente ricoperto da graffiti. Dopo un breve giro all’interno, saliamo sulla copertura. Anche in questo caso il maestro si apparta e, dopo aver trascorso qualche minuto da solo, si avvicina a Brigitte per parlare con lei. Noi dell’equipe restiamo a distanza per non disturbarli.

Giunta l’ora di pranzo, Álvaro Siza propone di andare a mangiare nel ristorante turco che si trova al piano terra del Bonjour Tristesse, ma scopriamo che non esiste più e che è stato sostituito con un ristorante che appartiene alla catena di ristorazione messicana “Que Pasa?”. Questa zona di Berlino sta cambiando velocemente e sta diventando sempre più multietnica rispetto agli anni 80, quando era animata principalmente dalla comunità turca.

Ci tratteniamo probabilmente troppo a lungo a ristorante perché, quando arriviamo in portineria al Bonjour Tristesse, il portinaio, stufo di aspettarci, se ne è andato.
Segue un momento di sconforto generale; Roberto e Nuno fanno diverse telefonate nel tentativo di risolvere la situazione che va configurandosi come l’unica “macchia” di questa meravigliosa avventura con il maestro tra la Giudecca, Porto, l’Aia e Berlino.
Poi accade qualcosa che ha dell’incredibile; si avvicina un ragazzo che osserva, con fare incredulo, Álvaro Siza.
Dopo averlo fissato per qualche secondo, prende coraggio e si presenta; è un giovane architetto che ha deciso di vivere, con un gruppo di amici, in uno degli appartamenti del Bonjour Tristesse.
Roberto coglie l’occasione per spiegargli il nostro progetto e gli chiede se può gentilmente ospitarci nel suo appartamento per una chiacchierata con il maestro.
Il ragazzo, a dir poco entusiasta, è felice ed emozionato all’idea di poter ospitare Siza a casa propria e ci fa strada. Dopo averci fatti accomodare, ci offre un caffè e ci mostra tutti i libri che possiede dedicati al lavoro del maestro che gliene autografa uno.
I due iniziano a chiacchierare. Improvvisamente, torna a casa una delle coinquiline – anche lei architetto – che, dopo essersi fermata sulla soglia incredula, si porta la mano alla bocca per lo stupore. Scoppiamo tutti in una risata collettiva, Siza compreso. La ragazza viene invitata da Nuno e Roberto a sedersi al fianco del suo collega e amico per partecipare alla conversazione.
I due giovani architetti berlinesi ci spiegano che la situazione all’interno del Bonjour Tristesse è molto cambiata negli ultimi anni: nel 2010, la ditta Solesko GmbH ha acquistato l’edificio con l’intenzione di trasformarlo in un immobile che ospiterà appartamenti lussuosi e una piscina sul piano tetto. Molti degli inquilini che originariamente lo abitavano sono stati, a poco a poco, mandati via e la stessa sorte toccherà a breve anche ai gestori dei locali e dei negozi posti al piano terra, che dovranno trasferire altrove le loro attività per lasciare spazio a quelle nuove. Questa zona che, negli anni in cui maestro ha progettato l’edificio, era emarginata e degradata, è oggi una delle zone più alla moda della città e questo finirà inevitabilmente con l’influire anche sul futuro di questo edificio.
Siza sembra dispiaciuto, ma non stupito.
Una volta usciti, ci avviamo verso l’albergo perché Siza è molto stanco e deve riposare prima di rimettersi in viaggio domani.

L’esperienza di wAmA non finisce con questo viaggio. Il 25 Maggio inauguriamo a Venezia il Padiglione del Portogallo che presenterà, in forma estesa ed esaustiva, parte dei temi già trattati sui social network ufficiali del progetto e nei 5 articoli di Fragmentos da Viagem” che potete leggere qui sul blog di Domus.
Fragmentos da Viagem è un breve “diario di viaggio” che, con immagini inedite e racconti, ha voluto raccontare i retroscena del lavoro svolto dal team di Where Álvaro Meets Aldo per anticipare i temi curati dal Padiglione portoghese in occasione della, ormai prossima, Biennale di Venezia. La vera conquista di questo progetto è stata, però, quella di aver ridato il via ai lavori di completamento dell’opera incompiuta di Alvaro Siza nel quartiere che ospiterà il padiglione. In questo modo, finalmente, verranno restituiti alla cittadinanza Giudecchina numerosi alloggi di edilizia popolare e verrà ridata dignità a uno spazio rimasto totalmente abbandonato per anni. Si completerà solamente quel giorno la missione di wAmA perché, l’impegno di Álvaro Siza per le persone che vivono gli spazi da lui progettati, troverà compimento.

Foto e testo: Nicolò Galeazzi

NEIGHBOURHOOD: Where Alvaro meets Aldo
Commissario: Carlos Moura-Carvalho. Curatore: Nuno Grande e Roberto Cremascoli.
Espositore: Álvaro Siza Vieira.
Sede: Campo di Marte, Giudecca (tra Calle Mason e Calle Michelangelo Buonarroti – vaporetto: Zitelle)

Leggi anche:
Álvaro Siza: Fragmentos da Viagem #1 / Introduzione
Álvaro Siza: Fragmentos da Viagem #2 / Porto
Álvaro Siza: Fragmentos da Viagem #3 / Venezia
Álvaro Siza: Fragmentos da Viagem #4 / Aia