Álvaro Siza: Fragmentos da viagem #2


by Nicolò Galeazzi

Álvaro Siza: Fragmentos da viagem #2
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Il bambino della signora Efigénia gioca con la telecamera di Rodrigo Lobo durante le riprese. Álvaro Siza e i due curatori Roberto Cremascoli e Nuno Grande guardano divertiti la scena. Foto: © Nicolò Galeazzi

La prima tappa del viaggio di Neighbourhood wAmA (Where Álvaro meets Aldo) è il quartiere di Bouça, progettato a Porto dall’architetto Álvaro Siza nell’ambito del programma SAAL svoltosi in due fasi (1973/78 e 2001/2006). Il complesso conta un totale di 126 alloggi destinati ad edilizia sociale che oggi ospitano al loro interno anche atelier e studi di architettura.
Il team di Neighbourhood wAmA, che accompagna il maestro durante i suoi viaggi, è così composto: i due curatori del padiglione del Portogallo alla prossima Biennale di Venezia, Roberto Cremascoli e Nuno Grande, i giornalisti portoghesi Candida Pinto e Valdemar Cruz, il cameraman Rodrigo Lobo e i due fotografi Jordi Burch ed io.

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Arriviamo a Bouça in una soleggiata mattina di fine gennaio.
Durante l’arco della giornata, veniamo ospitati da cinque famiglie che, con grande disponibilità, ci lasciano entrare nelle loro case: tre coppie di signori anziani (la famiglia della signora Cardoso, della signora Filomena e della signora Amélia) che abitano qui fin dalla fine dei lavori, una giovane coppia di architetti con una bambina (famiglia di Filipa) e la signora Efigénia con il figlio.
Álvaro Siza si confronta con le famiglie raccontando aneddoti sul progetto ma, soprattutto, ascoltando i pareri positivi e negativi che vengono via via sollevati in merito agli spazi di vita da lui progettati.
Il maestro si comporta sempre allo stesso modo; entra, saluta, osserva molto attentamente lo spazio e, infine, si accomoda vicino a chi lo abita pronto ad ascoltare.
La prima parola viene lasciata a loro, agli abitanti. Lui attende.
Quando gli viene offerto da bere o da mangiare, rifiuta gentilmente, chiedendo un caffè. Solo in casa della signora Amélia, dove rifiutare non è stato possibile, ha accettato di bere anche un bicchiere di Porto per non rischiare di risultare sgarbato.
Quello a cui invece non rinuncia mai, sono le sigarette, le sue Camel Gialle che fuma continuamente senza aspirare. Spesso capita che ne accenda una prima ancora di aver finito la precedente, come se per lui fumare non fosse un momento, ma un qualcosa che non prevede un inizio e una fine.
Mentre le famiglie gli raccontano cosa pensano della sua architettura, tira fuori un piccolo quaderno e inizia a disegnare. Disegna in modo quasi compulsivo, come se fosse alla costante ricerca di soluzioni ai problemi sollevati dagli abitanti.
A noi non è dato sapere che cosa disegni, non lo mostra a nessuno e, quando inizia a parlare, chiude il quaderno e quel mistero rimane con lui.
Ogni tanto i due giornalisti che sono con noi lo interrompono per fargli qualche domanda. Lui si gira verso di loro e risponde per poi riprendere a dialogare con gli abitanti di Bouça.
È incredibile vedere con quanta umiltà accetti le critiche e i commenti degli abitanti, non è né turbato né innervosito, sembra piuttosto mosso dalla convinzione che anche alla sua età e con la sua esperienza, ci sia sempre da imparare.
Riflette molto prima di esprimersi e, spesso, le sue risposte hanno un taglio ironico e giocoso.
Quando gli si parla di un difetto che riguarda l’appartamento in cui ci troviamo, chiede che gli venga mostrato l”‘errore” e si allontana da solo con l’interlocutore per poter andare a verificare di persona cosa ha sbagliato.
Il “giudizio” generale delle persone è positivo, sono tutti soddisfatti di abitare, chi per scelta e chi per necessità, a Bouça. I commenti negativi sono pochi e riguardano prevalentemente alcuni elementi di dettaglio. Il maestro risponde prontamente, facendo presente che il budget negli interventi di edilizia sociale spesso non consente di curare tutto come lo si vorrebbe.
L’emozione negli occhi degli abitanti che gli parlano è tanta, perché ognuno ha ben presente chi ha di fronte.
Álvaro Siza, in Portogallo, non è importante solo per gli architetti, per gli specialisti del settore o per gli addetti ai lavori. Álvaro Siza è stato capace di guadagnarsi il sostegno e la stima delle persone su scala pubblica e questo è dovuto senz’altro non solo al suo indubbio talento, ma anche al suo impegno nel campo dell’architettura sociale e alla forte eticità del suo lavoro.

Mi sento fortunato. L’atmosfera che si respira è fantastica e trapela una grande umanità. Forse, dietro ai grandi maestri, c’è proprio questo.

A fine giornata Alvaro Siza è molto stanco. Per fortuna ci troviamo a Porto e quindi la strada da fare è poca. Roberto e Nuno lo accompagnano a casa, Candida e i Valdemar rientrano con la loro macchina insieme al cameraman e all’altro fotografo.
Io prendo la metropolitana proprio lì, a Lapa, dietro a quel setto che “protegge”, secondo il progetto di Alvaro Siza, gli abitanti dall’infrastruttura.
Il prossimo appuntamento con il resto del team è fissato per qualche giorno dopo all’aeroporto di Oporto, da cui siamo poi partiti per la tappa successiva: Venezia.

Leggi anche >>> Álvaro Siza: Fragmentos da Viagem #01
Foto e testo: Nicolò Galeazzi